Fame d’aria

È stretto qui, pensa Alex. Apre gli occhi, è tutto buio. Si trova in ciò che sembra una bara. Lo spazio è poco e l’aria ancora meno. Fa fatica a muoversi, cerca di stare calmo, ma sa già cosa lo aspetta e il panico affiora. Gli scappa un urlo. Prende una boccata d’aria e cerca di fare l’unica cosa che riesce a fare: pensa a come sia finito in questa situazione.

Era uscito a fare una passeggiata. Aveva accompagnato il figlio alla lezione di Karate, dato un bacio alla moglie ed era sceso nel parco sotto casa per rinfrescarsi le idee. Era una bella giornata, accompagnata dalle risa dei bambini e dai cip cip degli uccellini. Il sole stava calando sotto un cielo azzurro e spoglio. La testa era piena di preoccupazioni. Aveva litigato con la moglie, certo, ma non era quello. Il vero problema girava, da tempo, a piede libero a Brescia…

Metallo. Questa dannata cosa è di metallo. Alex si dimena, tira dei pugni ai fianchi. Gratta. Gratta più forte, si dispera, gli si spezzano le unghie. Urla. Sa che è inutile, non c’è nessuno a sentirlo. Inizia a piangere, i singhiozzi lo immobilizzano.

Era un bambino riservato. Parlava poco, pensava troppo. Era il target preferito dei bulletti alle medie e alle superiori. Col tempo aveva acuito il suo senso di giustizia, voleva denunciare il male che lo circondava, diventando giornalista. Ne ha viste molte succedere nella sua città. In una lunga carriera ha avuto a che fare con ladretti da quattro soldi, omicidi d’amore, corruzione, stragi, assassini senza scrupoli e quest’ultimo caso. Non si sa perché lo faccia, il terrore si è diffuso in tutta la città…

Continua a piangere. Sta finendo l’aria, inizia l’agonia. Cosa fare? È disperato, si pente. Chiede scusa, per ogni piccolo errore, implora. Cosa fare? Cosa fare?! Non riesce a muoversi, sono iniziati gli spasmi muscolari, non ha più il controllo. I pensieri rallentano. La morte è vicina.

Ecco. Adesso si ricorda. Si trovava al parco e pak! un colpo alla testa, la vista si è spenta come lo schermo di un televisore. Ora è rinchiuso qui, chi sa dove. Ha capito. Il serial killer. È lui. L’ultimo articolo che ha scritto deve aver imbestialito quel mostro, che rapisce, stupra e…

Urla. Urla più forte. Più forte ancora. Sente qualcosa. Un rumore di speranza. Perde il contatto con la realtà. Il collo si contrae, non respira. Vede una luce bianca. Non pensava che la morte fosse così accogliente.

L’ultima nel mirino: una giovane coppia. Gli innamorati si erano rifugiati in un edificio abbandonato di periferia. Modus operandi: lega il ragazzo, stupra la ragazza davanti ai suoi occhi. Le ritaglia un buco nel petto e le strappa il cuore a mani nude. Stordisce il ragazzo e sparisce, senza lasciare tracce. Dieci coppie, in dieci luoghi diversi: al parco, al castello, in chiesa, in montagna, nella zona industriale…

La luce lo acceca. Sente la nausea, qualcuno lo aiuta a tirarsi su, cade. Lo rialzano, vomita e sviene. Si riprende, ci mette un attimo ad abituarsi alla luce. Scorge la faccia pallida di una persona. La moglie aveva incaricato il detective privato Taddei per ritrovare il marito, che non tornava più e non rispondeva al cellulare. Finalmente lo ha trovato e può riportarlo a casa. Insieme a lui c’è la moglie, che accorre ad aiutare il marito. Lo abbraccia e gli sussurra parole di conforto. Lo accompagnano alla macchina e lo fanno sedere, con qualche difficoltà, sul sedile del passeggero. Taddei si mette alla guida, ma al bivio che porta alla città gira a destra.
«Guardi che doveva andare a sinistra.» La moglie è confusa.
«Lo so.» Risponde il detective con voce ferma.
Il paesaggio scorre diventando via via più spoglio. L’auto si ferma. La portiera del  guidatore si apre. Facendo il giro dell’auto, Taddei, tira fuori dal portabagagli una corda. Prende per il collo Alex e lo lega a un palo. La moglie si dispera, grida e inizia a scappare, ma dove? Qua non c’è niente per chilometri. Taddei rincorre la moglie e la porta indietro. Mentre viene tenuta per i capelli, i vestiti cadono, tagliati dal coltello. Viene stuprata e ammazzata. Il killer vorrebbe lasciare libero Alex, per farlo vivere con un ricordo bruciante, ma non può, perché l’ha visto in faccia.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.

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2 thoughts on “Fame d’aria

  1. Anna Bontempi marzo 31, 2015 / 17:42

    Bello bello! Mi piace il tuo modo di scrivere, sai mettere ansia e i finali delle tue storie mi lasciano sempre sorpresa! Piacevolmente ovviamente :D
    Spero di leggere altri tuoi scritti, sia racconti che poesie o frasi perché sono un modo carino sia per svagarsi, ma a volte anche per riflettere.
    Ciao e ancora complimenti ;)

    • penpoe marzo 31, 2015 / 17:50

      Grazie, ho cercato di fare crescere la suspense e dare il colpo di grazia alla fine.
      Ovviamente sei la benvenuta ;).

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