A tu per tu

Uomo legato a una sedia.

Apro gli occhi. Davanti non c’è niente. Perché sono seduto? Mi alzo, ma non ci riesco. Giro la testa a destra e a sinistra, ma niente. Sono legato, non posso muovermi. «C’è qualcuno?», l’eco è l’unica risposta che ricevo.

«Sei comodo?» chiede una voce bassa, distorta e quasi buffa, alle mie spalle.
«Chi sei?»
«Hai sete?» va avanti, come se non avesse sentito, e mi porge un bicchiere da sopra la spalla. Dio mio, spero sia uno scherzo di poco gusto.
«Dove sono?» cerco di tirargli fuori qualche informazione.
«Buffa la vita», ma è sordo?, «cresci, cerchi un lavoro stabile, metti su famiglia e un giorno, di colpo, ti trovi legato a una sedia marcia in un magazzino abbandonato.»
«Cosa?», ma è matto?
«Lo so, lo so, sei sconvolto, come gli altri, ma non preoccuparti, tra poco sarà tutto finito.» Gli altri? Quali altri? Che fine hanno fatto? Non voglio saperlo. Come sono finito qui?
«Lasciami andare!» Tentativo andato a vuoto.

Il suo respiro si fa più veloce e affannato, lo sento caldo sulla nuca. «Va’ via!», gli urlo. Mi afferra le mani e mi appoggia qualcosa di freddo intorno all’indice, zac! «AAAAAARGH, FIGLIO DI PUTT… AAAAARGH!». Sento il sangue fluire, «Mi hai tagliato il dito! AAAARGH!». Lo sento sussurrare «Ssshh» all’orecchio, riesco a dargli una testata, ma non gli scappa neanche un gemito, sento solo le mie urla riprodotte, con indifferenza, dall’eco. Mi dimeno, inizio a piangere, cerco di parlargli, ma la saliva si mischia alle parole trasformandole in suoni incomprensibili. Un altro zac! e il pollice che cade per terra, un altro, un altro e un altro ancora, ma il dolore non aumenta, ho già raggiunto la soglia massima. Il suono dei suoi passi si affievolisce, appoggio la testa sullo sterno e svengo.

Guarda gli uccellini,
cantano sui ramoscelli,
fanno l’amore tra i sassolini,
sono proprio belli!

Torno alla realtà, le dita continuano a sgocciolare, formando un laghetto rosso scuro. Sono confuso, faccio fatica a pensare.
«Cosa vuoi», ho la bocca impastata, non riesco a parlare, «da me?»

Cadono le foglie,
l’estate se ne va,
insieme alle mie voglie,
di ri di, da da.

Si avvicina, mentre il “da da” si disperde.
«Perché lo fai?» non riesco a capire, non risponde. Lo sento dietro le mie spalle. «Ti chiedo scusa, qualsiasi torto… io, io, scusami, ti prego!» Da parte sua, nessuna reazione. «Vuoi dei soldi?»
«Noooo», risponde con voce cantilenante.
«Allora, perché? Dimmelo!» Inizio a piangere di nuovo.
«Così.» Mi si ghiaccia il sangue. Non respiro. Strattono a sinistra e a destra, la sedia cade a terra e sbatto la testa, che inizia a girarmi.
«Psicopatico! Figlio di puttana! Vaffanc…» Mi pugnala nel polmone, togliendomi il respiro. Una sostanza densa, calda e rossa scorre tra i miei capelli. Spiro, bagnato dal mio sangue…

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze e per il disegno.

E tu? Cosa proveresti in una situazione del genere? Lascia un commento…

Annunci

2 thoughts on “A tu per tu

  1. Anonimo aprile 1, 2015 / 14:22

    Wow, un racconto mozzafiato. Raccontato in prima persona fa anche piu’ impressione.

    • penpoe aprile 1, 2015 / 14:23

      Grazie mille, sei molto gentile. Hai ragione in prima persona è tutta un’altra cosa :) ;)

Cosa ne pensi...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...