Una volta

Uomo seduto«Ah, i giovani d’oggi.» Era solito dire, anche se nessuno lo ascoltava, ma a lui non importava. Gli mancavano i vecchi tempi. Invidiava a questi sciagurati l’energia e la spensieratezza, che una volta gli appartenevano.

Per la testa andavano alla rinfusa tanti se. “E se avessi studiato?”, “E se c’avessi provato con quella ragazza?”, “E se quella volta non avessi avuto paura?”. Si rammaricava e borbottava sottovoce a un ascoltatore immaginario, «Alla tua età…» e vi aggiungeva qualcosa che avrebbe voluto fare, ma che raccontava come se l’avesse fatto, perché l’immaginazione prendeva il sopravvento.

Coccolato dalla sedia a dondolo si addormentava, soddisfatto, pensando che è bello essere giovani, perché si è spensierati. È bello essere giovani, perché non si hanno rimorsi. È bello, perché la strada che si spiega davanti è più lunga di quella che si è percorsa.

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