Nel buio

Sente Bau! Bau! in lontananza, lo sguardo scatta a sinistra e a destra, il cuore inizia a correre e i rumori della notte si fanno più vividi; mentre smette di pedalare e appoggia i piedi per terra per rallentare del tutto. Si guarda intorno; falso allarme, niente di cui preoccuparsi. Mentre ricomincia a pedalare sente solo il suo respiro affannoso e goffo e l’eco dei pensieri che gli ripete che è un fifone.

Dopo un paio di metri vede due puntini luccicare nel buio, un grugnito e due filari di denti. Preso dal panico, non sa se ha fatto prima a scendere dalla bici o a riempirsi le mutande di piscio. Sta di fatto che scappa, cercando di stare lucido, sentendosi l’interno coscia sempre più caldo. Attraversa la strada, facendosi quasi investire, sperando che sia la cosa a inseguirlo a finire sotto. Corre, corre e quando non ce la fa più si gira e inizia a piangere quando si rende conto di essere da solo.

Qual è una delle tue paure più grandi? Che magari si manifesta solo nelle tue fantasie?

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.

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A tu per tu

Uomo legato a una sedia.

Apro gli occhi. Davanti non c’è niente. Perché sono seduto? Mi alzo, ma non ci riesco. Giro la testa a destra e a sinistra, ma niente. Sono legato, non posso muovermi. «C’è qualcuno?», l’eco è l’unica risposta che ricevo.

«Sei comodo?» chiede una voce bassa, distorta e quasi buffa, alle mie spalle.
«Chi sei?»
«Hai sete?» va avanti, come se non avesse sentito, e mi porge un bicchiere da sopra la spalla. Dio mio, spero sia uno scherzo di poco gusto.
«Dove sono?» cerco di tirargli fuori qualche informazione.
«Buffa la vita», ma è sordo?, «cresci, cerchi un lavoro stabile, metti su famiglia e un giorno, di colpo, ti trovi legato a una sedia marcia in un magazzino abbandonato.»
«Cosa?», ma è matto?
«Lo so, lo so, sei sconvolto, come gli altri, ma non preoccuparti, tra poco sarà tutto finito.» Gli altri? Quali altri? Che fine hanno fatto? Non voglio saperlo. Come sono finito qui?
«Lasciami andare!» Tentativo andato a vuoto.

Il suo respiro si fa più veloce e affannato, lo sento caldo sulla nuca. «Va’ via!», gli urlo. Mi afferra le mani e mi appoggia qualcosa di freddo intorno all’indice, zac! «AAAAAARGH, FIGLIO DI PUTT… AAAAARGH!». Sento il sangue fluire, «Mi hai tagliato il dito! AAAARGH!». Lo sento sussurrare «Ssshh» all’orecchio, riesco a dargli una testata, ma non gli scappa neanche un gemito, sento solo le mie urla riprodotte, con indifferenza, dall’eco. Mi dimeno, inizio a piangere, cerco di parlargli, ma la saliva si mischia alle parole trasformandole in suoni incomprensibili. Un altro zac! e il pollice che cade per terra, un altro, un altro e un altro ancora, ma il dolore non aumenta, ho già raggiunto la soglia massima. Il suono dei suoi passi si affievolisce, appoggio la testa sullo sterno e svengo.

Guarda gli uccellini,
cantano sui ramoscelli,
fanno l’amore tra i sassolini,
sono proprio belli!

Torno alla realtà, le dita continuano a sgocciolare, formando un laghetto rosso scuro. Sono confuso, faccio fatica a pensare.
«Cosa vuoi», ho la bocca impastata, non riesco a parlare, «da me?»

Cadono le foglie,
l’estate se ne va,
insieme alle mie voglie,
di ri di, da da.

Si avvicina, mentre il “da da” si disperde.
«Perché lo fai?» non riesco a capire, non risponde. Lo sento dietro le mie spalle. «Ti chiedo scusa, qualsiasi torto… io, io, scusami, ti prego!» Da parte sua, nessuna reazione. «Vuoi dei soldi?»
«Noooo», risponde con voce cantilenante.
«Allora, perché? Dimmelo!» Inizio a piangere di nuovo.
«Così.» Mi si ghiaccia il sangue. Non respiro. Strattono a sinistra e a destra, la sedia cade a terra e sbatto la testa, che inizia a girarmi.
«Psicopatico! Figlio di puttana! Vaffanc…» Mi pugnala nel polmone, togliendomi il respiro. Una sostanza densa, calda e rossa scorre tra i miei capelli. Spiro, bagnato dal mio sangue…

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze e per il disegno.

E tu? Cosa proveresti in una situazione del genere? Lascia un commento…

Fame d’aria

È stretto qui, pensa Alex. Apre gli occhi, è tutto buio. Si trova in ciò che sembra una bara. Lo spazio è poco e l’aria ancora meno. Fa fatica a muoversi, cerca di stare calmo, ma sa già cosa lo aspetta e il panico affiora. Gli scappa un urlo. Prende una boccata d’aria e cerca di fare l’unica cosa che riesce a fare: pensa a come sia finito in questa situazione.

Era uscito a fare una passeggiata. Aveva accompagnato il figlio alla lezione di Karate, dato un bacio alla moglie ed era sceso nel parco sotto casa per rinfrescarsi le idee. Era una bella giornata, accompagnata dalle risa dei bambini e dai cip cip degli uccellini. Il sole stava calando sotto un cielo azzurro e spoglio. La testa era piena di preoccupazioni. Aveva litigato con la moglie, certo, ma non era quello. Il vero problema girava, da tempo, a piede libero a Brescia…

Metallo. Questa dannata cosa è di metallo. Alex si dimena, tira dei pugni ai fianchi. Gratta. Gratta più forte, si dispera, gli si spezzano le unghie. Urla. Sa che è inutile, non c’è nessuno a sentirlo. Inizia a piangere, i singhiozzi lo immobilizzano.

Era un bambino riservato. Parlava poco, pensava troppo. Era il target preferito dei bulletti alle medie e alle superiori. Col tempo aveva acuito il suo senso di giustizia, voleva denunciare il male che lo circondava, diventando giornalista. Ne ha viste molte succedere nella sua città. In una lunga carriera ha avuto a che fare con ladretti da quattro soldi, omicidi d’amore, corruzione, stragi, assassini senza scrupoli e quest’ultimo caso. Non si sa perché lo faccia, il terrore si è diffuso in tutta la città…

Continua a piangere. Sta finendo l’aria, inizia l’agonia. Cosa fare? È disperato, si pente. Chiede scusa, per ogni piccolo errore, implora. Cosa fare? Cosa fare?! Non riesce a muoversi, sono iniziati gli spasmi muscolari, non ha più il controllo. I pensieri rallentano. La morte è vicina.

Ecco. Adesso si ricorda. Si trovava al parco e pak! un colpo alla testa, la vista si è spenta come lo schermo di un televisore. Ora è rinchiuso qui, chi sa dove. Ha capito. Il serial killer. È lui. L’ultimo articolo che ha scritto deve aver imbestialito quel mostro, che rapisce, stupra e…

Urla. Urla più forte. Più forte ancora. Sente qualcosa. Un rumore di speranza. Perde il contatto con la realtà. Il collo si contrae, non respira. Vede una luce bianca. Non pensava che la morte fosse così accogliente.

L’ultima nel mirino: una giovane coppia. Gli innamorati si erano rifugiati in un edificio abbandonato di periferia. Modus operandi: lega il ragazzo, stupra la ragazza davanti ai suoi occhi. Le ritaglia un buco nel petto e le strappa il cuore a mani nude. Stordisce il ragazzo e sparisce, senza lasciare tracce. Dieci coppie, in dieci luoghi diversi: al parco, al castello, in chiesa, in montagna, nella zona industriale…

La luce lo acceca. Sente la nausea, qualcuno lo aiuta a tirarsi su, cade. Lo rialzano, vomita e sviene. Si riprende, ci mette un attimo ad abituarsi alla luce. Scorge la faccia pallida di una persona. La moglie aveva incaricato il detective privato Taddei per ritrovare il marito, che non tornava più e non rispondeva al cellulare. Finalmente lo ha trovato e può riportarlo a casa. Insieme a lui c’è la moglie, che accorre ad aiutare il marito. Lo abbraccia e gli sussurra parole di conforto. Lo accompagnano alla macchina e lo fanno sedere, con qualche difficoltà, sul sedile del passeggero. Taddei si mette alla guida, ma al bivio che porta alla città gira a destra.
«Guardi che doveva andare a sinistra.» La moglie è confusa.
«Lo so.» Risponde il detective con voce ferma.
Il paesaggio scorre diventando via via più spoglio. L’auto si ferma. La portiera del  guidatore si apre. Facendo il giro dell’auto, Taddei, tira fuori dal portabagagli una corda. Prende per il collo Alex e lo lega a un palo. La moglie si dispera, grida e inizia a scappare, ma dove? Qua non c’è niente per chilometri. Taddei rincorre la moglie e la porta indietro. Mentre viene tenuta per i capelli, i vestiti cadono, tagliati dal coltello. Viene stuprata e ammazzata. Il killer vorrebbe lasciare libero Alex, per farlo vivere con un ricordo bruciante, ma non può, perché l’ha visto in faccia.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.