Alla deriva

– “‘Fai tutto quello che vuoi nella vita’ dicono e poi hanno paura di qualche macchina.” Camminando a testa bassa Marco semi-urla queste parole, ma è difficile capirlo in mezzo ai suoni dei clacson che strappano il silenzio facendolo a pezzettini e lo ricompongono in rumori confusi. “Se solo sapessero…” affonda un piede nell’asfalto “… che cosa ho…” stringe i pugni forte, affonda un altro piede “… cosa ho passato, quanto ho sofferto…” sale sul marciapiede e velocemente svolta l’angolo per nascondersi e scappare dalla gente, così come quella lacrima che per lungo tempo si è nascosta e che finalmente gli è sfuggita. Si allontana lasciandosi alle spalle quelle persone.

Non si è mai sentito così bene, non sa cosa lo prende. Quelle crisi sono come i temporali. Vengono velocemente, scagliano fulmini e saette e spariscono, lasciando il palcoscenico a un bellissimo sole. Così è lui adesso, pieno di energie, con la voglia di fare. La voglia di conquistare lo prende e lo porta in mari remoti, come il capitano di una nave, ma, ahimè, anche le navi più salde si rompono.

Una volta

Uomo seduto«Ah, i giovani d’oggi.» Era solito dire, anche se nessuno lo ascoltava, ma a lui non importava. Gli mancavano i vecchi tempi. Invidiava a questi sciagurati l’energia e la spensieratezza, che una volta gli appartenevano.

Per la testa andavano alla rinfusa tanti se. “E se avessi studiato?”, “E se c’avessi provato con quella ragazza?”, “E se quella volta non avessi avuto paura?”. Si rammaricava e borbottava sottovoce a un ascoltatore immaginario, «Alla tua età…» e vi aggiungeva qualcosa che avrebbe voluto fare, ma che raccontava come se l’avesse fatto, perché l’immaginazione prendeva il sopravvento.

Coccolato dalla sedia a dondolo si addormentava, soddisfatto, pensando che è bello essere giovani, perché si è spensierati. È bello essere giovani, perché non si hanno rimorsi. È bello, perché la strada che si spiega davanti è più lunga di quella che si è percorsa.

Pesciolini

Se dovesse descrivere la propria vita con una sola parola, sarebbe ‘silenzio’. Non quel silenzio che ti tranquillizza e ti rende sereno, ma quello assordante che accompagna la noia. Quel silenzio, che lo senti anche in mezzo alla gente, perché niente ha più senso, nemmeno i rumori.

Delle sue giornate, Nicola, si ricorda ben poco. Oramai ha perso ogni stimolo, la monotonia lo guida e gli muove le membra, che sono troppo pesanti per muoversi da sole.

Fortuna che ha trovato un passatempo. Delle bollicine salgono repentine in superficie, per scappare dall’acqua, chiusa dentro una scatola di vetro. L’acquario in sé non gli piace, gli piacciono i pesciolini. In verità neanche quelli. Si diverte a lasciar cadere a poco a poco del cibo nell’acqua, i pesciolini lo mangiano e lui ne mette dell’altro. Loro lo mangiano, e lui ancora. Mangiano. Ancora. Finché non muoiono. “Così è l’uomo”, pensa Nicola, con un sorrisetto di scherno in volto, “vuole sempre di più, e più ancora, finché muore di cupidigia.”

Piano piano il sorriso si spegne, mentre pensa “e io, di cosa morirò?”.

Se lo vuoi, lo avrai

Il vento accarezza i capelli di Roberto. I pensieri sono lenti e profondi. Si chiude la giacca. Gli vengono i brividi, sia per il freddo, sia per l’altezza.

I suoi l’avevano fatto con amore, quell’amore che fa spaccare i preservativi e con cui ti ritrovi un figlio. Gli hanno sempre voluto bene, sopratutto quando se ne è andato di casa. Gli rinfacciavano tutto, lui non era mai abbastanza, c’era sempre qualcuno più bravo. «Guarda quello s’è spaccato la gamba! E tu? Cosa? Un semplice mignolo? Bah!»

Al lavoro ha avuto una promozione, ferie aumentate a 24/24, 7/7. L’hanno cacciato a calci nel sedere, anche da quell’unico lavoro che erano stati disposti a concedergli. Quando, invece di fare il cameriere, fai l’equilibrista da circo, non equilibrato, che spappola i piatti di pasta in faccia alla clientela, è difficile non essere licenziati.

Almeno, pensa con un sorriso triste in volto, Federica non mi lascerà mai. Federica, la mano amica, fedele compagna che non ti tradisce mai. Una alla mano, per così dire.

Roberto trattiene il fiato e salta. La caduta è rapida, il dolore intenso. Fa appena in tempo a sentire il proprio grido, che la vista si oscura.

Roberto apre gli occhi, davanti a sé è tutto confuso, il bianco gli invade la vista. Mette a fuoco e vede se stesso sdraiato e un medico in camice con una cartella in mano.
«Lei è fortunato giovanotto», dice il medico, «ha riportato solo qualche frattura. Tra qualche settimana sarà come nuovo.»

I giorni passano e Roberto si rimette in piedi. Un sorriso beato e sincero prende possesso della sua bocca. Niente fa venire più voglia di vivere, che incontrare la morte faccia a faccia. Cammina verso casa, con un passo tranquillo, assaporandosi tutti i dettagli della città. A metà strada vede un’azienda di Software. Ha sempre sognato di fare il programmatore, ma non ha mai inviato il proprio curriculum, si vergognava. Decide di provare a chiedere lavoro, con risultati positivi.

Una settimana dopo, per festeggiare, va “da Luca”, il suo ristorante preferito, con i genitori, meravigliati dal loro “nuovo” figlio. Coincidenza dopo coincidenza, riesce a far colpo su una ragazza al bancone del ristorante.
«Piacere Roberto.»
«Piacere Rossella.»

“Non ci voleva molto, basta provarci e la vita risponde.” Pensa Roberto camminando vivacemente, con un mazzo di fiori in mano, verso casa di Rossella.
«Finalmente mi sono sistemato. Ho un lavoro, ho fatto pace con i miei ed esco con una ragazza stupenda.» Dice Roberto, a mezza voce, soddisfatto, quando un camion lo investe.

La vita è brava ad esaudire desideri, ma ha una pessima tempistica.

Cyberbullismo

VergognaLo schermo illumina il volto di CyberX311 nella stanza buia.
“Ciao :)” Scrive a uno sconosciuto, conosciuto su Internet.
“Ciao :D CyberX311 come stai?” La risposta è immediata.
“Adesso che me lo chiedi molto meglio! XD” Le parole appaiono sullo schermo, lettera dopo lettera, in modo meccanico e monotono. La chat è uno strumento potente, accorcia le distanze, ma allontana i cuori. CyberX311 non riesce a digitare la propria eccitazione e il proprio sorriso.

CyberX311 giorno dopo giorno aspetta la sera. Aspetta che le scriva. All’inizio una volta a settimana, in seguito quotidianamente, parole d’amore scorrono sullo schermo. L’amore è così bello, pensa CyberX311.

CyberX311 non ha mai trovato il coraggio, ma finalmente lo farà, gli chiederà di incontrarsi.

“Ciao Elisabetta” Le parole appaiono in un baleno, inaspettate.
“Come fai a sapere il mio nome?” Il cuore le salta in gola ed Elisabetta non riesce a parlare, fortuna che deve solo scrivere.
“Sono Luca il tuo compagno di classe. Smettila di fare la secchiona. Sei una vacca! Da innamorata sei più brutta e fastidiosa del solito col tuo stupido sorrisetto. Pensavi che fosse tutto vero? Scema! Nessuno ti amerà mai!!!”
Dopo la prima frase, Elisabetta non riesce più a leggere. Le lacrime le offuscano la vista. Continua a leggere interrompendosi solo per asciugarsi gli occhi e soffiarsi il naso. Vorrebbe trovare quella forza che non ha mai avuto e scrivergli quanto è stronzo, umiliarlo, ma scatta in piedi. Il padre intanto l’aveva sentita singhiozzare. Cerca di abbracciarla mentre lei corre verso la porta, ma gli scappa, si fionda in salotto, apre la porta-finestra e si butta giù.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.
Immagine presa da Pixabay.

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