Cosa voglio

Un posto al sole nei Caraibi, uno yacht per le passeggiate nel mare, un elicottero per gli spostamenti e una Jeep per andare a caccia con un fucile MX 2000S. Cosa c’è di meglio? Ah, sì, un paio di puttanelle in bikini, guai a passare una serata senza scopare. Chi non si è fatto un viaggio mentale del genere?

Essere ricchi, girare con auto belle (in realtà basta che siano costose) o anche solo volere un gelato, non importa, sembra che tutti sappiano quello che vogliono.

Da che mi ricordo non ho mai avuto un obiettivo nella vita. All’asilo, o alle elementari, i miei compagni nel loro futuro erano il medico, l’ingegnere, l’astronauta, il pilota di Formula Uno, il parrucchiere di Michael Jackson, la comparsa in un film di Kubrick, un sarto per elefanti, un designer di cappellini per lombrichi e quant’altro; io ero scena muta. Possibile che sia così semplice essere determinati?

Talento e intelligenza non mi mancano, ma nel momento esatto in cui individuo qualcosa per cui impegnarmi, dal profondo della mente affiora un’angoscia. Sempre la stessa. Da prima, sussurrando, fa da sfondo ai miei pensieri, per poi ereggersi come un pilastro che proietta ombre su tutto il resto. La depressione mi conquista per giorni o a volte settimane. La vita diventa futile e perde la sua magia. A tal punto mi rimane un solo desiderio: morire.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.

Scuola

Cara Scuola,
in sei anni ne abbiamo passate molte insieme. Sto per lasciarti, ma non mi mancherai.

Ti ricordi quando ci vedemmo per la prima volta? Faceva caldo, lo zainetto era leggero sulle spalle, ma ci pensavano le preoccupazioni ad appesantirmi. “Mi impegnerò”, mi dicevo, “studierò e sarò uno studente modello.” Non l’avessi mai detto. Che ne sapevo degli insegnanti stronzi, o delle note, o di quei compagni, sì simpatici, ma grandi teste di cazzo. Se mi chiedi come si formano le rocce, ti rispondo “Sono fatti loro”, ma chiedimi se ho imparato a fumare. Sì, purtroppo. Se ho trovato degli amici. Sì, e non solo, ho trovato anche l’amore, però non scordare di tutte le grandi delusioni.

Cara Scuola, sei stata una scuola di vita. Ho imparato a socializzare, anche se con qualche difficoltà, ad avere a che fare con gli stronzi, o a tenere a bada gli insegnanti, che si credono superiori, tanto loro hanno il coltello dalla parte del manico, giusto? A essere furbo, ti ricordi tutte le volte che ho copiato? E quando bruciavo, falsificando la firma dei miei? Che emozione!

Sono cresciuto, non grazie ai libri, ma grazie a tutte quelle situazioni che mi hanno messo in difficoltà e che mi hanno insegnato a cavarmela.

Addio,
Penpoe

Vita

Una foglia si dimena, con difficoltà si stacca dal ramo e prende vita. Si culla nel vento, cerca di salire con brevi oscillazioni, ma prosegue ininterrotta per la propria strada. Si posa per terra e si riposa. Perde tutte le energie, ingiallisce, diventa marrone e si disintegra.

Questa è la nostra vita. Nasciamo, maturiamo, cerchiamo di tornare alla nostra infanzia, ma la crescita è inevitabile e finiamo sottoterra.

Terremoto

Terra vista dal cosmoLa Terra è la nostra mamma, diceva il mio maestro di Karate. Ogni volta che ci allontaniamo, anche con un saltello per quanto piccolo, facciamo un’acrobazia, una pazzia e lei ci richiama a sé, perché ci vuole bene, vuole che siamo al sicuro.

Camminare a piedi scalzi sulla terra nuda, rotolare in mezzo al prato mi fa sentire più vicino a Gea. Lei ci coccola, finché non si stanca e inizia a scuotersi.

I lampadari tintinnano, i libri cadono dagli scaffali insieme ai piatti, crollano gli armadi e la gente si riversa in strada, come un fiume in piena, o almeno chi fa in tempo. I palazzi non reggono il proprio peso e vengono chiamati a sé dalla Mamma Terra.

Il panorama è desolato, rimangono solo rovine, feriti, morti, polvere, il dolore di chi sopravvive e tanta disperazione.

Cara Terra ti vogliamo bene, ma a volte sei troppo severa.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.
Immagine presa da Pixabay.

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Stelle

Cielo notturno stellatoOgni sera Simone afferra la bici per il manubrio, ci sale sopra e pedala, accompagnato dal tramonto, fino al margine della città. Salta dalla bici ancora in corsa, rallenta e l’appoggia sull’erba. Si inoltra nel bosco e raggiunge una radura. Si sdraia per terra sopra una coperta, che tira fuori dallo zainetto, e volge lo sguardo verso il cielo. Le stelle lo ipnotizzano, si perde nell’infinito e si sente più solo che mai. Tanto numerose le stelle e grande l’universo, tanto piccolo ed effimero lui. Vede le persone come stelle opache e lui che vi passa in mezzo, giorno per giorno, come una cometa, che un giorno si schianterà. Nonostante la malinconia, si sente in pace con sé stesso e l’universo. Sente la brezza, i fruscii degli alberi e si stringe più forte nelle proprie braccia. Gli scappa un riso quasi isterico, come a fare ironia della situazione e della sua solitudine. Si rialza, raggiunge la bici e torna a casa.

Ringrazio Anna per la correzione delle bozze.
Immagine presa da Pixabay.

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